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La disidratazione nell'anziano

La disidratazione si ha nel momento in cui vi è una inadeguata assunzione di acqua rispetto ai fabbisogni dell’organismo.

La persona anziana a causa di una serie di cambiamenti fisiologici che si verificano con l’avanzare dell’età, possiede un alto rischio di disidratazione con conseguenti gravi situazioni per la salute.

È fondamentale bere acqua e assumere anche altri liquidi con l’alimentazione, ma l’acqua riveste un ruolo chiave nello svolgimento di tutti i processi fisiologici ed in tutte le reazioni biochimiche del nostro corpo.

Agisce da solvente per la maggior parte dei nutrienti, siano essi minerali, vitamine idrosolubili, aminoacidi, zuccheri, ed anche intervenendo attivamente nei processi digestivi, di assorbimento, di trasporto e utilizzo dei nutrienti, oltre che per la eliminazione delle scorie derivate dal metabolismo.

L’acqua risulta essere fondamentale per la termoregolazione corporea, per mantenere compatta l’epidermide così come le mucose, agendo inoltre come lubrificante articolare.

L’organismo perde durante il giorno enormi quantità di acqua con le urine, le feci, la sudorazione e la respirazione.

Per restare in buona salute è fondamentale mantenere un corretto bilancio idrico, facendo in modo che la quantità di acqua che si perde, sia integrata con una parità di liquidi assunti.

L’organismo possiede circa il 70% di acqua nella sua globalità, il 16% circa di proteine, il 13% circa di lipidi, il 5% circa di Sali minerali e circa l’1% glucidi, nonché alcune tracce vitaminiche.

Le persone idratate correttamente hanno un minor rischio di sviluppare infezioni delle vie urinarie, stitichezza, calcoli renali, patologie cardiache, ipertensione; tutte problematiche assai frequenti negli anziani.

L’acqua aiuta inoltre ad integrare la concentrazione del calcio presente nell’acqua, soprattutto quella alcalina, che viene assorbito dall’organismo, dimostrando la medesima capacità dell’intestino ad assorbire quello contenuto nei vari alimenti.

Questo è un dato estremamente importante soprattutto per le donne che con l’avanzare dell’età incorrono nei peggioramenti articolari relativi ad uno scarso assorbimento del minerale tampone calcio: l’osteoporosi.

Bisogna assumere ogni giorno non meno di 8/10 bicchieri di acqua ed il resto con l’alimentazione.

Gli unici alimenti che hanno pressochè una totale assenza di acqua sono l’olio e lo zucchero, per tutti gli altri, la loro concentrazione è estremamente variabile :

la frutta, le verdure, gli ortaggi ed il latte sono costituiti da oltre l’85% di acqua; la carne, il pesce, le uova ed i formaggi freschi ne hanno circa dal 50 all’80%; il pane e i suoi derivati come la pizza dal 20 all’40% circa; la pasta ed il riso dal 60 al 67% circa; e finiamo con fette biscottate e frutta secca che ne contengono meno del 10% circa.

Perciò una alimentazione equilibrata è anch’essa alla base di una buona idratazione, naturalmente privilegiando quei cibi con un basso impatto acidificante ( proteine animali in primis).

Le persone anziane, rispetto a quelle più giovani, avvertono meno la sensazione di sete e di concerto bevono una quantità di acqua minore, rischiando nei mesi più caldi la disidratazione ed i disturbi che ne conseguono.

Ma per quale motivo gli anziani avvertono molto meno la sensazione di bere?

Un gruppo di ricerca australiana dell’università di Melbourne, ha evidenziato che una sezione specifica del cervello la Corteccia Cingolata anteriore; che è l’area che si attiva quando si è assetati, non viene attivata nel cervello degli anziani, l’accensione di questa area si interrompe prima del dovuto immediatamente dopo aver assunto anche una modica quantità di acqua.

Questo spiega come mai, pur perdendo molti liquidi, soprattutto nella stagione calda, gli anziani rischiano tracolli e collassi provocati dalla scarsa idratazione.

Negli anziani il meccanismo ormonale ( la liberazione dell’ormone antidiuretico) che interviene per contrastare il processo di disidratazione, risulta essere insufficiente, ed è maggiormente evidente questo problema nei soggetti anziani affetti da demenza senile ed altre patologie gravi come il Parkinson e l’Alzhaimer.

Da queste considerazioni è importantissimo ricorrere ad una assunzione regolare di acqua, meglio se alcalina e ionizzata, la quale consente, per il suo alto contenuto di minerali alcalini tampone( calcio, magnesio, sodio e potassio) di penetrare in maniera più incisiva a livello organico e mucosale, apportando maggiori quantità di ossigeno, la cui carenza è alla base di molti disturbi senili come quelli evidenziati in precedenza; ed anche a tutte quelle patologie articolari alle quali gli anziani vanno incontro.

Non va dimenticato inoltre che le persone anziane sono obbligate a volte all’assunzione di svariati farmaci che aumentano il rischio di disidratazione, come per esempio l’uso eccessivo di diuretici, alcuni farmaci per il cuore, l’uso di lassativi ecc.

Il meccanismo della sete ha un tempo di risposta ritardato; interviene cioè solo quando la perdita di acqua è già tale tanto da provocare i primi nefasti effetti.

Negli anziani come ho già detto, il meccanismo della sete è attenuato, quindi è di vitale importanza bere spesso, a prescindere dallo stimolo.

Giuseppe Dr. Gianfrancesco ND Ph.D

Naturopatich research Medicine(USA)

Doctor of Philosophy Naturopathology(USA)