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Analisi e dissertazione sui benefici effetti dell’uso di acqua alcalina ionizzata antiossidante e implementazione con integratori Diamond Life.

L'acqua alcalina ionizzata aiuta a contrastare diverse disarmonie organico-metaboliche come l'iperacidificazione dell’organismo (acidosi), la disidratazione cronica, accumulo di scorie e tossine nel corpo, eccesso di radicali liberi con conseguente stress ossidativo, nonché la capacità di eliminare selettivamente le sostanze inquinanti presenti nell'acqua che sgorga dal rubinetto.

L’assunzione di acqua ionizzata alcalina instaura il meccanismo di maggior idratazione cellulare per opera di cluster molecolari d’acqua più piccoli, che potenziano l’attività antiossidante favorendo una efficace depurazione e disintossicazione organico-emuntoriale ad opera dei distretti intestinali, epatici, polmonari e renali.

Il corpo umano funziona al meglio quando si trova in uno stato leggermente alcalino, mettendo in moto una miriade di sistemi tampone al fine di mantenere il pH del sangue entro limiti ben definiti, (7,36 e 7,40), evitando il prelevamento di queste sostanze tamponanti dai distretti organici che li contengono (muscoli e ossa), consentendo così di non alterare i range obbligati del sangue, pena la morte.

Un ambiente interno tendenzialmente votato all’acidosi, rappresenta un terreno fertile per la proliferazione di svariate condizioni patologiche come ipertensione, aterosclerosi, diabete, ipercolesterolemia, artrite e artrosi, obesità, ritenzione idrica e cellulite, crampi ecc. Idratarsi quotidianamente con acqua ionizzata alcalina favorisce il funzionamento ottimale di tutti i processi fisiologici responsabili del mantenimento dell'equilibrio del pH del nostro organismo. L’idratazione maggiore a livello cellulare è garantita dal fatto che le molecole d'acqua aggregandosi a grappolo per formare i cluster molecolari che normalmente sono circa di 12-20, non permettono una penetrazione tissutale omogenea, quindi, perché questa sia favorita, dovrebbero essere micronizzate al fine di possedere un indice di penetrazione maggiore. Il processo di ionizzazione rompe i cluster in piccoli gruppi (microcluster) riducendo la dimensione del gruppo da 12-16 molecole a 5-6 molecole ionizzate. Gruppi di molecole più piccoli (microcluster) passano attraverso le cellule più facilmente idratandole più velocemente. Questo perché non solo la dimensione è più piccola, ma anche perché la molecola d'acqua assume una forma esagonale che si interfaccia esattamente con la parete delle cellule, anch'essa con forma a matrice esagonale.

L'acqua ionizzata alcalina fornisce quindi una maggiore idratazione a livello cellulare, avendo un potenziale idratante fino a 6/7 volte maggiore rispetto all’acqua normale, ed è assodato scientificamente, che l’acqua è alla base di tutte le reazioni chimico-metaboliche dell’organismo. Un corpo idratato è un corpo che funzionerà meglio. Il potere antiossidante: i radicali liberi (ROS), sono atomi di ossigeno instabile che hanno bisogno di elettroni addizionali per poter essere stabilizzati.
L'esposizione ai radicali liberi crea un elemento di disturbo alla normale funzione della cellula ed alla sua stessa sopravvivenza. L'azione distruttiva dei radicali liberi è indirizzata soprattutto sui componenti delle cellule, in particolare i lipidi che ne formano le membrane, le proteine del nucleo centrale, fino al DNA, alterando le informazioni genetiche. L'azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell'insorgere di varie patologie anche gravi come malattie cardiovascolari, patologie autoimmuni, artrite reumatoide, dermatiti ecc.

Per parafrasare a livello semplicistico il processo di ossidazione a livello cellulare nell'uomo, lo si potrebbe paragonare al processo che arrugginisce il ferro. I radicali liberi (ROS), sono molecole altamente instabili a causa della presenza nella loro struttura di uno o più elettroni spaiati ed è per questo che cercano di tornare all'equilibrio rubando all'atomo vicino l'elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non è arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari. I radicali liberi più conosciuti sono quelli a contenuto d'ossigeno (ROS da Reacting Oxygen Species) come l'anione superossido (O2-) e il perossido d'idrogeno (H2O2). In presenza di metalli di transizione liberi (soprattutto ferro e rame) questi danno origine al radicale ossidrile (OH-), particolarmente tossico e responsabile della perossidazione lipidica. I radicali liberi si producono naturalmente nel nostro organismo, o a causa di agenti esterni come ad esempio: il fumo di sigaretta, l’inquinamento ambientale, un consumo eccessivo di alcol, l’esposizione a radiazioni ionizzanti, le infezioni batteriche o virali. Dato che non è possibile impedirne la formazione, il nostro organismo ha elaborato un proprio sistema di difese in grado di neutralizzare buona parte degli effetti negativi associati alla produzione di radicali liberi: enzimi come glutatione, superossido dismutasi, catalasi, molecole antiossidanti, vitamine che provengono dal cibo. Ridurre l’eccessiva produzione dei radicali e potenziare la barriera antiossidante di contrasto può consentire la prevenzione di molteplici malattie e predisporre una difesa importante contro l’invecchiamento. Purtroppo, com’è facile immaginare, lo stile di vita, l’inquinamento al quale il nostro corpo è sottoposto, la mancanza di vitamine nella dieta, ecc. possono condurre a un deficit nella difesa dai radicali liberi e alla lenta morte delle cellule, causa di danni ai tessuti e conseguenza della possibile insorgenza di malattie croniche come: disturbi cardio circolatori (aterosclerosi, ischemie, ictus, etc), diabete, cancro, malattie neurodegenerative (morbo di Parkinson, Alzheimer, etc.).

Per rallentare tale processo di deterioramento (invecchiamento cellulare) e limitare l'azione dei radicali liberi, responsabili dei fenomeni di ossidazione dei tessuti, l'acqua ionizzata alcalina rappresenta uno strumento importante nella prevenzione e dell'invecchiamento precoce. Infatti, poiché l'acqua ionizzata alcalina ha guadagnato un notevole numero di elettroni liberi attraverso il processo della ionizzazione, è in grado di donare questi elettroni ai radicali liberi, fungendo così da super antiossidante. In questo modo l'acqua ionizzata è in grado di bloccare o ridurre l'ossidazione dei tessuti da parte dei radicali liberi dell'ossigeno.
Vale la pena spendere alcune parole sul fattore antiossidante o ORP.
Il Potenziale Ossido Riduttivo (ORP) è la misura in millivolt della tendenza di una soluzione a ossidare. Come dice la parola stessa, un antiossidante è qualcosa che contrasta o limita gli effetti dannosi del processo di ossidazione. Pertanto qualsiasi sostanza in grado di ridurre o inibire l'ossidazione agisce come antiossidante nel corpo, ed è esattamente questo che fa l'acqua alcalina ionizzata con un potenziale ossidoriducente negativo.

Di fatto tutti i liquidi hanno un Potenziale Ossido Riduttivo (ORP) che, come abbiamo detto, è la capacità che una sostanza ha di ridurre l'ossidazione di un'altra sostanza. Il suo valore si misura in millivolt (mV) e per la maggior parte dei liquidi è compreso tra +700 e -800. In altre parole, più potente è l'antiossidante, più basso è il livello dell'ORP. Più alto invece è l'ORP, maggiore è l'ossidazione.

Tanto per dare un'idea, ecco alcuni valori approssimativi di ORP:

Acqua di rubinetto: da +200 a +400
Coca cola: da +400 a +600
Tè verde: da -120 a -250
Acqua alcalina ionizzata: da -200 a -600
Quindi l'acqua del rubinetto, avendo un ORP che va da +200 a +400, ha una capacità di ridurre l'ossidazione sostanzialmente pari a zero. L'acqua alcalina ionizzata, invece, ha un ORP compreso tra -200 e -600, che varia a seconda di quanti minerali sono presenti nell'acqua di partenza e in base alle caratteristiche del dispositivo ionizzante. Ciò significa che, se si beve acqua alcalina ionizzata con un pH compreso tra 8,5 e 9,5, allora si sta bevendo un'acqua straordinariamente ricca di antiossidanti.

Per quanto concerne la depurazione e la conseguente disintossicazione, è importante comprendere da dove nasce l’accumulo di sostanze tossiche. Alimentarsi abitualmente con cibi artefatti industriali pieni di sostanze altamente acidificanti (lieviti, zuccheri raffinati, bevande gasate e colorate ecc.), crea, col tempo, uno strato di muco nel tratto digestivo noto come placca mucoide, che si deposita negli epiteli intestinali dove i nutrienti vengono assorbiti dal corpo. La placca mucoide, a lungo andare, si ispessisce nel corso degli anni, dando luogo a iper sensibilità alimentari che di concerto provocheranno delle vere e proprie carenze nutrizionali. Il nostro intestino diventa un contenitore di alimenti parzialmente digeriti e in putrefazione, che portano a quella che viene definita la sindrome da intestino gocciolante, dove la permeabilità delle mucose favorirà l’ingresso di metaboliti tossici altamente aggressivi nel torrente circolatorio.

Anche se ci stiamo sovralimentando, stiamo comunque affamando il nostro corpo in queste condizioni, poiché l'organismo non è in grado di assorbire le sostanze nutritive. Ciò che conta per la nostra salute non è tanto la frequenza o la quantità di cibo che mangiamo, ma quali alimenti introdotti nel corpo vengono effettivamente assimilati. Se l'intestino tenue non è in grado di svolgere la funzione di separazione del puro dall’impuro, così come quella di assorbimento selettivo, i nutrienti non possono entrare nel flusso sanguigno per essere utilizzati dal corpo.
L'acqua alcalina ionizzata è un detergente formidabile del tratto digestivo grazie ai suoi piccoli cluster molecolari, in grado di penetrare la placca mucoide, attaccata alla parete di rivestimento, contribuendo a rimuoverla; quando la superficie di rivestimento è pulita, l'acqua penetra il rivestimento stesso per purificare, depurare e per idratare in modo da permettere ai nutrienti di passare nel sangue con maggiore facilità. Quando questo accade, il corpo è nuovamente in grado di assimilare al meglio le sostanze nutritive e il processo di ringiovanimento cellulare può cominciare.
Alla luce di quanto sopra esposto, l’ausilio di integratori alimentari veicolati tramite l’uso di acqua alcalina ionizzata antiossidante, trova sostegno soprattutto nei riguardi di:
OMEGA 3 ALASKA, BIOBASIC, PH 10, UBICHINOLO Q 10, VIT.D, PROBIOTICS 8.5 per le funzioni che svolgono e per la loro maggiore biodisponibilità come analizzato dalle considerazioni elencate in un mio articolo di sotto riportato.

ACQUA ALCALINA IONIZZATA: VEICOLANTE DI SALI MINERALI

I minerali presenti nell’acqua sotto forma di ioni liberi risultano molto più assimilabili da parte del nostro corpo rispetto alle molecole complesse che invece troviamo negli alimenti solidi. Quando si parla di apporto idrico, e di quale acqua sia la migliore, è fondamentale citare l’apporto di sali minerali, sostanze inorganiche con funzioni biologiche importantissime. Dal momento che il corpo umano non è in grado di sintetizzare in maniera autonoma i sali minerali, questi ultimi devono essere assunti tramite gli alimenti e l’acqua che li veicola.

L’intervento dell’acqua in molteplici attività metaboliche è associato, in molti casi, al suo ruolo di apporto e/o trasporto di “sali minerali”, sostanze inorganiche di rilevanza relativamente ridotta in termini di peso (complessivamente rappresentano circa il 6% del peso corporeo di un uomo), ma con funzioni biologiche essenziali. I sali minerali sono annoverati anche tra i “micro- od oligoelementi o micro-nutrienti” − presenti solo in tracce nell’organismo, ed assimilabili in virtù del fatto che sono IONIZZATI, cioè liberi da legami, il fabbisogno giornaliero va da qualche microgrammo ad alcuni milligrammi −, o “macronutrienti” − presenti nell’organismo in quantità discrete, il fabbisogno giornaliero è dell’ordine dei decimi di grammo o dei grammi. I minerali partecipano a processi cellulari fondamentali per lo sviluppo di tessuti e organi, tra i quali la formazione di denti e ossa, alla regolazione dell’equilibrio idrosalino che presiede agli scambi cellulari, all’attivazione di numerosi cicli metabolici, tra i quali le reazioni necessarie per le funzioni energetiche dell’individuo.

Gli esseri viventi non sono in grado di sintetizzare autonomamente alcun minerale: i sali vengono quindi assimilati attraverso l’acqua e gli alimenti. Prendiamo in considerazione ad esempio la definizione di una alimentazione corretta per il mantenimento di un buono stato di salute. Occorre considerare che la quantità di sali minerali introdotta nel nostro organismo spesso non coincida con la quota “biodisponibile”, effettivamente assorbita e metabolizzata. È anche importante evidenziare che, sebbene, il fabbisogno giornaliero di sali minerali sia minimo rispetto ad altre sostanze nutrienti quali lipidi, proteine e carboidrati, i sali vengono continuamente eliminati con fluidi biologici ed escreti, e devono pertanto essere efficacemente reintegrati tramite l’alimentazione e l’idratazione. In generale, nei Paesi ad economia avanzata, l’acqua potabile non è la principale fonte di elementi essenziali per l’uomo, intervenendo per una quota stimata tra 1% e il 20% del fabbisogno totale, a seconda degli elementi. È da considerare, tuttavia, che gli elementi presenti in acqua come ioni liberi risultano di norma più prontamente assimilabili dall’organismo umano rispetto alle forme legate in molecole complesse, tipiche negli alimenti.
Per quanto riguarda la BIODISPONIBILITA’, vediamo di chiarirne il concetto anche per ciò che riguarda l’assimilazione dei Sali minerali attraverso l’uso di acqua alcalina e ionizzata.

La BIODISPONIBILITA’ rappresenta la velocità con cui una sostanza, come un farmaco, un nutriente o un integratore, viene assorbita da un essere vivente.
Quando assumiamo un integratore o UN ALIMENTO, questo verrà ingerito, elaborato dall’apparato digerente, dopodiché entrerà nel torrente circolatorio attraverso la parete intestinale e, di qui, raggiungerà la zona dell’organismo a cui è rivolto. Solo giunto a destinazione potrà esplicare l’effetto benefico promesso; quanto più velocemente ed efficacemente lo farà, tanto meglio sarà per noi.
La velocità di assorbimento dipende dalla componente enzimatica propria della singola molecola e sappiamo che un enzima è uno starter, un acceleratore di funzione.
Gli oligoelementi presenti nell’acqua, qualsiasi essa sia hanno bisogno di essere veicolati con forza energetico-metabolica e chi meglio di un’acqua ionizzata lo può fare?
I fattori che modificano la BIODISPONIBILITA’
I fattori che intervengono a modificare la BIODISPONIBILITA’ sono diversi, ma sostanzialmente riconducibili a due sfere: quella che riguarda la molecola o le molecole stesse ingerite e quella relativa al nostro corpo.
Per quanto concerne ad esempio un integratore alimentare, ciò di cui bisogna tenere conto sono gli aspetti relativi a:
il modo in cui viene assunto (CON QUALE VEICOLANTE)
il tempo necessario alla sua digestione, ovvero alla rapidità con cui i principi attivi entrano in azione;
la formulazione e la qualità degli ingredienti
l’interazione con altri nutrienti che potrebbero limitarne o esaltarne l’assorbimento.
Riguardo al nostro corpo, sta proprio nella parola “nostro” il primo fattore limitante, cioè nell’unicità dell’essere vivente. Per quanto sia “elevata” la BIODISPONIBILTA’ offerta dall’integratore entrano in gioco altri fattori come:
età, sesso, stato di salute, microflora intestinale, stato dell’apparato digerente ed eventuali intolleranze o ipersensibilizzazioni, modalità di assunzione: a stomaco pieno o a stomaco vuoto, orario di assunzione.
In fin dei conti, se ci pensassimo, le variabili sarebbero infinite, MA INDIPENDENTEMENTE DA QUESTE, resta il fatto che qualsiasi molecola ingeriamo piena di contenuti vitaminici e minerali deve essere veicolata in maniera efficiente per poter essere assorbita.

La BIODISPONIBILITA’ determina pertanto la capacità di una qualsiasi molecola anche alimentare di essere utilizzato/a.
Quanto più i componenti fondamentali dell’integratore (siano essi minerali, vitamine, enzimi o fermenti) raggiungono in modo efficiente e rapido la parte del corpo che devono aiutare, tanto più l’integratore sarà efficace. L’assimilazione dei minerali avviene grazie a specifici trasportatori (enzimi ed ACQUA) che portano, materialmente, il minerale dentro la cellula. Non basta quindi che si assuma un minerale, in quanto solo alcuni specifici sali servono a rendere effettivamente disponibile il minerale stesso: si parla cioè di biodisponibilità. I minerali contengono diversi sali ben utilizzabili dall’organismo per trasportare il minerale all’interno delle cellule.
I minerali ad alta biodisponibilità come quelli veicolati da un’acqua ionizzata, consentono di ridurre al minimo il dosaggio necessario non appesantendo il lavoro emuntoriale dell’organismo da parte di fegato, reni, intestino e polmoni. Per concludere questa minima dissertazione riguardante l’assorbimento di molecole minerali attraverso l’ausilio di acqua alcalina ionizzata, cito una parola che in Medicina di base viene insegnata e spiegata per comprendere i ritmi biologici della nostra vita: l’autrofia.
L’autotrofia è la condizione nutrizionale di un organismo in grado di sintetizzare le proprie molecole organiche a partire da sostanze inorganiche (Sali minerali macro) e utilizzando energia non derivante da sostanze organiche assimilate (energia derivante dalle particelle di micro-oligoelementi e enzimi).
Giuseppe Dr. Gianfrancesco ND Ph.D
Comitato scientifico Diamond Life

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28598337
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9169001

ARTICOLI DI SUPPORTO SCIENTIFICO

Ubichinolo Q 10 DIAMOND LIFE
Ubichinolo e Coenzima Q10 sono molecole effettivamente molto simili. Tuttavia, la piccola modifica che li rende diversi è proprio ciò che dà a ciascuno di loro il suo ruolo unico nella produzione di energia. Questa modifica, fa una grande differenza nella biodisponibilità, trasportabilità e attività antiossidante nel corpo. La differenza tra ubichinolo e CoQ10 risiede in due elettroni. Ai due atomi "O" (ossigeno) del Coenzima Q10 vengono aggiunti i due elettroni più gli atomi di idrogeno e quegli atomi di ossigeno "O" si trasformano in "OH" (gruppo idrossile), formando l'ubichinolo. Il Coenzima Q10 non è altamente assorbibile dall'organismo; l’ubichinolo, invece si. La quantità di assorbimento varia in base all'età e allo stato di salute, ma in ogni studio comparativo pubblicato che è stato condotto fino ad ora, l'ubichinolo ha sempre dimostrato di essere assorbito molto meglio rispetto al Coenzima Q10. In un adulto sano, più del 95% del Coenzima Q10 totale presente nel sangue è sotto forma di ubichinolo che agisce come potente antiossidante nel corpo, mentre il Coenzima Q10 no. Ciò è dovuto ai due elettroni aggiuntivi dell'ubichinolo. Le molecole altamente ossidanti sono i radicali liberi; e ciò che rende un radicale libero così pericoloso è il fatto che cerchi di sottrarre elettroni... e li sottrarrà da tutto ciò con cui entra in contatto, dal DNA, alle membrane cellulari, al colesterolo circolante nel sangue. L'ubichinolo è un antiossidante attivo nelle parti grasse (lipidi) del corpo, come le membrane cellulari e le lipoproteine ​​a bassa densità (LDL). Tuttavia, uno dei luoghi più importanti in cui agisce come antiossidante è nei mitocondri che sono le fabbriche di radicali liberi. L'ubichinolo svolge un'importante funzione proteggendo i mitocondri e le loro membrane lipidiche dagli attacchi radicalici, supportando anche l'intera rete antiossidante nel corpo riciclando ad esempio la vitamina E e la vitamina C (vitamine liposolubili ); e solo l’ubichinolo agisce come un raro antiossidante liposolubile.
Giuseppe Dr. Gianfrancesco ND Ph.D


Come ristabilire e mantenere l’equilibrio armonico nel pianeta uomo attraverso l’acqua alcalina ionizzata
ARTICOLO pubblicato sulla rivista scientifica “Salute E Benessere”
Parlare di equilibrio dell’uomo inteso come meravigliosa macchina fisiologica e metabolica è senza dubbio estremamente complicato dal momento che l’armonia dei sistemi organici dipende da una innumerevole quantità di reazione biochimiche, ormonali, costituzionali, ereditarie ed altro ancora, ma tralasciando una analisi prettamente clinica riguardante la complessità di questi processi si può cercare di ritrovare un equilibrio anche grazie all’assunzione costante di acqua alcalina ionizzata.
l nostro organismo è formato per oltre il 60% di acqua e la maggior parte di questo liquido è interno alle cellule e prende il nome di LIQUIDO INTRACELLULARE, il liquido degli spazi esterni alle cellule viene invece chiamato LIQUIDO EXTRACELLULARE.
Nel liquido extracellulare si trovano le sostanze nutritive necessarie alle cellule per il mantenimento della loro attività funzionale e la definizione corretta è quella di AMBIENTE

INTERNO.
Questo ambiente dipende totalmente dall’attività cellulare ed è il pilastro sul quale viene costruita tutta l’attività organica. Lo stato dell’ambiente interno rappresenta fisiologicamente il “TERRENO” nel quale si riflette l’intero stato di salute. Il mantenimento stabile di detto ambiente viene definito OMEOSTASI.
È per OMEOSTASI che i polmoni forniscono nuovo ossigeno, che i reni mantengono costanti le concentrazioni di elettroliti e che il sistema digerente fornisce gli elementi nutritivi, in più la condizione indispensabile al mantenimento corretto dell’omeostasi è che ci sia un equilibrio ACIDO-BASICO dei fluidi corporei. Quando nel nostro SISTEMA UOMO viene meno questo equilibrio a favore di una aumentata ACIDITA’, le funzioni di ogni organo e di ogni metabolismo vengono alterate.
L’unità di misura del grado di acidità o di alcalinità è il PH che è il simbolo della concentrazione di IDROGENIONI (H+), gli acidi sono tutte le sostanze in grado di liberare idrogenioni e le basi(alcali) quelle che legano gli idrogenioni, un esempio può essere quello dello ione di bicarbonato (HCO3) che è una base e che è in grado di combinarsi con ioni idrogeno formando ACIDO carbonico H2CO3.
Il pH per il nostro organismo deve significare potenziale di salute e siccome noi tutti siamo nati alcalini, mantenere il nostro mezzo interno in salute significa mantenerlo alcalino e, per farlo abbiamo a disposizione molte armi atte a contrastare l’eccesso acido : una sana alimentazione contenente una minima parte di proteine animali che sono fortemente acidificanti, uno stile di vita salubre votato ad un esercizio fisico moderato ma costante che consenta al corpo di eliminare gli acidi cosiddetti deboli attraverso la respirazione, avere degli atteggiamenti mentali non ACIDI perché “ un pensiero acido fa più danni di una bistecca “e soprattutto imparare a bere una giusta quantità di acqua qualitativamente viva!
Evitare di consumare acqua imbottigliata soprattutto in contenitori di plastica che rilasciano quantità esasperate di micotossine, acqua gasate(acida),bibite gasate(estremamente acidificanti), prediligendo
invece acqua di rubinetto possibilmente ripulita dai residui chimici dannosi attraverso un idoneo dispositivo ionizzante.

Il pH del sangue arterioso ad esempio, è compreso tra 7,35 e 7,43 e il pH che consente un funzionamento ottimale, dunque normale del nostro corpo, è di 7,4, quindi il terreno organico ideale dovrà risultare leggermente alcalino.
La scala di misurazione del pH va da 0 a 14 con 7 che rappresenta la neutralità ed è oltre la neutralità che il nostro ecosistema deve volgere.
Un citatissimo aforisma recita : “noi siamo quello che mangiamo, ma soprattutto quello che beviamo”, perciò ogni alimento che l’uomo mangia e beve diventa parte integrante delle sue disarmonie o malattie e l’acqua in tutto questo riveste un ruolo fondamentale. Per proseguire con le frasi celebri di rinomati studiosi, Pasteur disse : “noi beviamo il 90% delle nostre malattie”, quindi una qualità ottimale dell’acqua che beviamo è indispensabile, anche perché durante la vita di ognuno di noi vengono bevute quantità di questo prezioso liquido 600 volte superiore al peso corporeo; perciò più povera di acidi è meglio è .
Secoli addietro l’acqua potabile di tutto il pianeta era ALCALINA, ma a causa dell’industrializzazione e dell’inquinamento ambientale ora non è più così, alla stregua del pianeta sul quale viviamo anche noi come organismi viventi siamo composti da acqua non certo acida! : i muscoli ed il cuore hanno una percentuale di acqua del 75%, il cervello ed i reni del 83%, gli occhi del 95% ecc. quindi noi siamo effettivamente ciò che beviamo e se beviamo acqua alcalina saremo in linea con i fluidi del nostro corpo, ma se ingeriamo acqua acida saremo acidi in tutti i sensi.

Le cellule possono considerarsi sane solo se sono sani i fluidi in cui sono immerse(la vita di un feto, ad esempio cresce all’interno del sacco amniotico pieno del suo liquido alcalino), se beviamo acqua acida questa non potrà aiutarci ad espellere gli acidi accumulati nell’organismo per opera degli agenti inquinanti siano essi alimentari, farmacologici, psichici derivanti da uno stile di vita disarmonico e altamente stressante.
Tutti questi acidi accumulati e non espulsi danno vita alla predisposizione di instaurare uno stato di degenerazione di svariati processi metabolici, tissutali e organico-funzionali a causa dello spostamento verso l’acidità dell’equilibrio acido basico tissutale.
Si creeranno sindromi quali: affaticabilità, traspirazione eccessiva di mani e piedi, salute fragile, pallore, invecchiamento precoce, ipertensione o ipotensione, tendenza alle anemie, palpitazioni, emicranie, pelle grassa e irritata, micosi, eczemi vari unghie fragili, diabete, emorroidi, stipsi, alitosi, ulcere, coliti, insonnia post prandiale, ansia, irritabilità, agitazione e iperattività anche nei bambini, carie, gengiviti, nevralgie migranti, artriti, artrosi, osteoporosi, demineralizzazioni, dolori articolari migranti, reumatismi, bronchiti, tendenza alle allergie, infezioni urinarie e vaginali, impotenze e difficoltà erettive.
A prima vista può risultare difficile trovare in tutte queste sindromi una origine comune, tuttavia quasi tutte presentano un identico TERRENO : l’eccesso di acidità tissutale, conseguenza della perdita dell’equilibrio ACIDO-BASICO.
Per contrastare e prevenire queste sindromi oltre a modificare lo stile di vita, possiamo BERE, semplicemente BERE acqua alcalinizzata ottenibile da una ionizzazione elettrolitica mediante ionizzatori che consentono la trasformazione della comune acqua in acqua alcalina potabile senza processi chimici
per ottenerne la potabilità, completamente depurata da cloro, metalli pesanti, pesticidi, nitriti, nitrati e altri killer silenziosi.
L’acqua alcalina contiene minerali alcalini quali calcio, magnesio, potassio e sodio tutti in forma ionizzata e quindi facilmente assimilabili che sono i nostri protettori, i nostri progenitori difensivi.
Giuseppe Dr. Gianfrancesco ND Ph.D

STRESS OSSIDATIVO e INFIAMMAZIONE CRONICA: il ruolo dell’alimentazione, della corretta idratazione e dell’implicazione del Microbiota intestinale.
Lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica sono due aspetti di una matrice causale per alcune malattie degenerative come le cardiopatie, tumori, Alzheimer, Parkinson, diabete, artrite, artrite reumatoide, fibromialgie ed altre.
Un’alimentazione non bilanciata, la scarsa e non corretta idratazione, una eccessiva attività fisica, favoriscono, aumentando, i livelli di ossidazione ed infiammazione organico-tissutale.

Si può affermare che la condizione di STRESS OSSIDATIVO la si conclama quando gli ossidanti radicali liberi, risultano espressi in maniera eccessiva per essere gestiti dal sistema antiossidante endogeno (glutatione, melatonina) procurando come conseguenza ovvia, danni cellulari (DNA incluso) favorendo anche una predisposizione ad un precoce invecchiamento cellulare (quando l’età anagrafica non corrisponde all’età cellulare).
Si può affermare invece una condizione di INFIAMMAZIONE CRONICA quando il “first inflammatory movement” (la prima reazione di difesa e riparazione dell'organismo) si prolunga nel tempo, diventando PARTE INTEGRANTE del relativo danno per la salute, inducendo inoltre, una anomala proliferazione cellulare che può essere uno dei fattori sviluppanti una condizione neoplastica.
Consumare più alimenti contenti sostanze antiossidanti (carotenoidi, vitamine c-e, selenio, polifenoli, ecc.) e meno alimenti contenenti sostanze pro-infiammatorie (acido arachidonico, omega 6, ecc.), limitare l’uso di uova, carni rosse, latte e derivati, fare attività fisica moderata e idratarsi correttamente con acqua tendenzialmente alcalina dal forte impatto antiossidante, significa sviluppare una forte azione preventiva e protettiva contro eventuali agenti esterni ossidanti e infiammatori.
L’uso di acqua ionizzata, alcalina e fortemente antiossidante risulta essere indispensabile per fornire ai tessuti la giusta equità di nutrienti in essa presenti quali calcio, magnesio, potassio.

La micronizzazione dei cluster dell’acqua in microcelle più piccole, favorirà una maggior penetrazione a livello tissutale con la conseguente migliore idratazione, migliorando inoltre qualsiasi attività metabolica.
Una parte integrante fondamentale per individuare ancor più selettivamente la condizione di ossidazione e di infiammazione è quella relativa alla situazione dell’apparato gastro intestinale e del suo Microbiota batterico. Il microbiota regola il sistema immunitario; dieta individuale, probiotici e prebiotici possono trattare e prevenire le sindromi autoimmuni. Il microbiota intestinale (flora batterica) ha un ruolo critico nelle sindromi autoimmuni sistemiche come artrite reumatoide, lupus eritematoso, sindrome di Sjogren, morbo di Chron e moltissime altre. Alcuni lavori pubblicati sulla rivista Oral Disease, hanno dimostrato che la disbiosi (alterazione) del microbiota e l’aumento di batteri specifici possono produrre metaboliti tossici ad azione infiammatoria della mucosa con incremento della permeabilità intestinale. Di conseguenza, la produzione locale di linfociti e di citochine proinfiammatorie si riversa nel circolo ematico e aumenta il rischio di infiammazione ai siti anatomici distanti, come le articolazioni o le ghiandole salivari. La conferma che il microbiota regola i componenti del sistema immunitario, apre la strada a nuove strategie terapeutiche per trattare e prevenire le malattie autoimmuni, infatti, sempre più studi internazionali evidenziano come la disbiosi intestinale, influenzi l’insorgenza di svariate malattie autoimmuni. Risulta quindi imprescindibile adottare un regime alimentare bilanciato e modulato sul sistema organico- metabolico di ogni singolo soggetto, implementare l’uso di prebiotici e probiotici che agiranno sul ripristino e il mantenimento del microbiota in eubiosi (equilibrio). Il Microbiota umano lo si trova espresso sulla cute, nello stomaco, nella bocca, nelle membrane della mucosa e nell’intestino, in particolare nel colon, ma anche nel piccolo intestino. Grazie al sequenziamento del DNA e agli studi sul microbioma umano (geni della flora batterica), abbiamo un elenco quasi completo delle comunità microbiche (gli studi e le ricerche in ambito microbiologico vanno sempre avanti con l’individuazione di nuovi ceppi e della loro catalogazione). Il microbiota riveste un ruolo importante nella sintesi di importanti vitamine del gruppo B, nella sintesi della vitamina K2 e del colesterolo, nella produzione ormonale, influenzando l’immunità sistemica, ossia nella formazione di immunoglobuline IgA (difensori della superficie del nostro organismo da tossine e batteri patogeni), e di cellule T regolatrici, T reg (ad azione immunosoppressiva). Nella disbiosi intestinale, causata da una alimentazione sbilanciata, da antibiotici assunti più o meno a ragion veduta, da stress psicologico e fisico, avvengono alterazioni nel metabolismo batterico, così come la sovracrescita di microrganismi potenzialmente patogeni; le cellule T infiammatorie, tipo Th1 e Th17 aumentano, e le cellule T reg diminuiscono. La barriera intestinale danneggiata diventa permeabile e permette a cellule e molecole pro-infiammatorie di diffondersi e collocarsi in vari distretti scatenando così reazioni infiammatorie a cascata. E’ stato riscontrato che nelle malattie autoimmuni, il sistema immunitario è squilibrato verso uno stato infiammatorio cronico; (errato bilanciamento dei sistemi Th1 e Th2), l’aumento della permeabilità intestinale incrementa l’esposizione agli antigeni e il rischio di produzione degli autoanticorpi (malattie autoimmuni come le tiroiditi di Hascimoto, allergie etc. Le alterazioni della flora intestinale sono state associate allo sviluppo di malattie infiammatorie/autoimmuni.
Malattie infiammatorie sistemiche e microbiota
Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York
New York University School of Medicine and Hospital for Joint Diseases, New York
Nell’artrite reumatoide, dove le articolazioni sono maggiormente compromesse, nel lupus eritematoso sistemico (a carico di organi, tessuti e articolazioni) e sindrome di Sjogren (organi, tessuti e ghiandole salivari e lacrimali), la disbiosi intestinale si esplica con una carenza di Bifidobatteri e un aumento di Prevotella; nel morbo di Crohn e nella la colite ulcerosa, sono invece stati individuati livelli elevati di Escherichia coli. Per ripristinare l’eubiosi intestinale vengono utilizzati metodi non farmacologici come l’assunzione di probiotici specie specifici come Lactobacillus Rhamnosus o Lactobacillus Reuteri, Bifidobatteri ed altri al fine di migliorare e modulare la funzione della barriera intestinale, e prebiotici fibre solubili, per stimolare la crescita del microbiota, tutto questo è da associare ad una alimentazione personalizzata, in base alle caratteristiche fisiologiche e patologiche dell’individuo eventualmente verificate dal test di sequenziamento del DNA batterico del Microbiota intestinale.
Giuseppe Dr. Gianfrancesco ND Ph.D

OMEGA 3
Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente. Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici:

IPERCOLESTEROLEMIA E IPERTRIGLICERIDEMIA
E' noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto "colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.
Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL.

IPERTENSIONE
Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un'alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.
Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l'effetto contrario e aumentare la pressione. In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla. Solo questi processi, infatti, garantiscono l'assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE
Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.
Infatti diversi studi suggeriscono che sia l'EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.
EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL, ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.
Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA. Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg. L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

ICTUS
Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

DIABETE E SINDROME METABOLICA
Elevati livelli di trigliceridi e basse quantità del cosiddetto colesterolo “buono” (o HDL) sono, spesso, caratteristiche del paziente diabetico. Dato che, come dimostrato da numerosi studi, EPA e DHA aiutano a ridurre i trigliceridi e ad aumentare il colesterolo HDL, chi soffre di diabete può trarre beneficio dal consumo di alimenti o integratori che contengono questi Omega-3.

ARTRITE REUMATOIDE
L'analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l'utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.
Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l'infiammazione e l'attività degli enzimi che distruggono questo tessuto. Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un'alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l'osteoartrite.

OSTEOPOROSI
Un'alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l'Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per la salute delle ossa.
In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea. In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

DEPRESSIONI
EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.
Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l'equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.
Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3. L'esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell'arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.
Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder - ADHD)
Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell'ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.
E alcuni indizi di un'associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali, come dopamina e serotonina, importanti per l'attenzione e la motivazione.

DISARMONIE CUTANEEE
I due disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l'assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all'esposizione al sole, e la psoriasi. Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle. Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l'associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

COLON IRRITABILE SIBO

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.
In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

ASMA PRIMARIA ED ALLERGICA

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l'infiammazione associata all'asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono. Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni. Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l'assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

VITAMINA C

Colesterolo: grazie alla sua azione antiossidante, una delle funzioni piu’ importanti della vitamina C è quella di proteggere il colesterolo LDL da danni provocati dall’ossidazione. (Sembra che l’insorgenza di cardiopatie sia provocata dall’LDL solo quando è danneggiato, e la vitamina C può essere uno dei piu’ importanti antiossidanti che proteggono l’LDL). La vitamina C può anche proteggere dalle cardiopatie riducendo la rigidità delle arterie e la tendenza delle piastrine a riunirsi.
Antiossidante: Le proprietà antiossidanti della vitamina C hanno anche la capacità di proteggere i fumatori, e le persone esposte al fumo passivo, dagli effetti dannosi dei radicali liberi. Uno studio controllato ha dimostrato che la somministrrazione di 3 grammi di vitamina C a soggetti non fumatori, due ore prima di fumare, riduce i danni provocati dai radicali liberi e dall’ossidazione dell’LDL associati col fumo. Sono anche diminuiti i danni provocati dal fumo passivo che influisce negativamente sulle difese degli antiossidanti. Questi effetti positivi non sono stati provati nei non fumatori in condizioni normali (ovvero non esposti ai radicali liberi).
Allergie e proprietà antivirali: La vitamina C è un elemento necessario per la generazione del collagene, la “colla” che rafforza molte parti del corpo come i muscoli e i vasi sanguigni. La vitamina C ha un ruolo importante nella guarigione delle ferite, come antistaminico naturale. Questa vitamina aiuta anche per la riformazione della bile nel fegato e contribuisce a combattere i virus, e per disintossicazione dell’alcol e da altre sostanze.

Salute del cuore: Dei ricercatori hanno recentemente scoperto che la vitamina C è in grado di migliorare l’attività dell’ossido nitrico. I tessidrico nitrico è necessario per la dilatazione dei vasi sanguigni ed è potenzialmente importante per abbassare la pressione sanguigna e prevenire gli spasmi delle arterie cardiache che potrebbero originare infarti. La vitamina C inverte le disfunzioni delle cellule che rivestono i vasi sanguigni. La funzione normale di queste cellule può essere collegata alla prevenzione delle cardiopatie.
Salute degli occhi: Degli studi che mostrano un diminuimento della vitamina C negli occhi con il passare degli anni, e l’assunzione della vitamina C può rallentare il rischio della cataratta. Alcuni studi, ma non tutti, hanno mostrato che le pesone sane preferiscono prendere la vitamina C e la vitamina E piuttosto che per quelle già soggette a cataratta.
Diabete: La vitamina C puo’ ridurre l’attivita’ dell’enzima, aldosi, in alcune persone. L’aldosi reduttasi è l’enzima responsabile per l’accumulazione del sorbitolo negli occhi, nei nervi e nei reni delle persone affette da diabete. Si ritiene che l’accumulazione, in queste persone, sia la responsabile nel deterioramento di queste parti del corpo. Pertanto, l’interferenza con l’attività dell’aldosi reduttasi dovrebbe teoricamente contribuire a proteggere le persone affette dal diabete.
Disintossicazione: La vitamina C può proteggere il corpo dall’accumulo, o ritenzione, del piombo, un minerale tossico. In uno studio preliminare si è notato che i soggetti con alti livelli di vitamina C nel sangue erano meno soggetti al rischio ad avere del piombo nel sangue. In una prova controllata, a tre gruppi di soggetti fumatori maschi con livelli moderati di piombo nel sangue sono stati somministrati 1000mg/giorno di vitamina C, 200mg/giorno di vitamina C oppure un placebo. Solo quattordici nei soggetti che avevano assunto 1000mg/giorno di vitamina C hanno mostrato una diminuzione dei livelli del piombo nel sangue, e la diminuzione in questo gruppo è stata davvero evidente.

L’EQUILIBRIO IMMUNITARIO E MICROBIOTA INTESTINALE
Le più comuni malattie come influenza, raffreddori, bronchiti, otiti, gastriti, cistiti, herpes ed altro ancora sono tutte causate da microrganismi PATOGENI, (cioè che sono in grado di portare ad una vera e propria malattia(PATOLOGIA), a differenza di quelli FISIOLOGICI che vivono in simbiosi con il nostro corpo.
Fra i microrganismi patogeni, i più temibili sono i VIRUS e, le patologie a loro responsabili sono dal semplice raffreddore a malattie spesso fatali.
I VIRUS sono organismi ACELLULARI, cioè privi delle tipiche strutture cellulari, e questo è il motivo per cui gli antibiotici risultano inefficaci nei loro confronti.
Sono killer temibili, ma la loro capacità di essere pericolosi per l’uomo è inversamente proporzionale all’efficienza del SISTEMA IMMUNITARIO; più si è immuno depressi più si corre il rischio di pericolose infezioni virali.
Un disequilibrio immunitario favorisce, oltre alla persistenza della malattia stessa, una possibile ulteriore infezione da parte di altre categorie di microrganismi: i BATTERI ED I MICETI.
Un esempio è che il 99% delle affezioni dei bambini nei primi anni di vita risulta essere di origine virale e purtroppo, errori alimentari, vaccinazioni, farmaci soppressori, altro non fanno che esporre i bambini alle cosiddette SOVRAINFEZIONI.
I batteri sono esseri viventi presenti ovunque, nel nostro corpo e in tutto l’ambiente che ci circonda e il loro proliferare è esponenziale, in base al tipo di batterio e in base al “terreno” nel quale si sviluppa; il loro numero raddoppia nell’arco di 1 ora.
Non tutti i parassiti però arrecano danni all’organismo che li ospita, questi sono definiti SIMBIONTI, i quali colonizzano un certo organismo apportando innumerevoli vantaggi come per esempio la protezione della FLORA BATTERICA INTESTINALE o VAGINALE, altri invece denominati COMMENSALI non arrecano ne danni ne vantaggi.
La pericolosità dei batteri è data principalmente dalla loro capacità di produrre tossine, quindi anche i batteri risultano pericolosi quanto i virus, ma anche per essi vale il concetto che solo un sistema immunitario non efficiente può aprir loro le porte lasciando l’organismo in loro balia.
Un’altra categoria di microrganismi che si approfitta del disequilibrio del sistema immunitario è rappresentata dai MICETI.
Di questa specie fanno parte i LIEVITI, LE MUFFE ED I FUNGHI.

Le forme pericolose(patogene) per l’essere umano sono le MUFFE perché possono passare dallo stato di LIEVITO a quello di MUFFA e viceversa, una su tutte la CANDIDA.
Questa vive normalmente nello stato di LIEVITO su tutte le mucose, soprattutto nell’INTESTINO TENUE.
Nel tessuto intestinale si combatte perennemente una vera e propria battaglia per la conquista del territorio; microrganismi fisiologici, ma anche patogeni sono in competizione tra loro e con la CANDIDA per l’occupazione dello spazio e di un necessario subdolo approvvigionamento.
Fattori legati allo stile di vita come una errata alimentazione (conservanti, additivi chimici, pesticidi, eccesso di zuccheri raffinati e combusti) ansia, stress, abuso di farmaci come anche di antibiotici, otturazioni con amalgame a base di mercurio, e tutto quello che impoverisce la flora batterica intestinale, favorisce lo sviluppo della candida.
A questo punto il lievito(candida), trovando spazio liberato dai batteri sterminati nella battaglia di sopravvivenza, si riproduce molto velocemente, passando allo stato di MUFFA, con il preciso compito di aggrapparsi alla parete intestinale, perforarla ed attraversarla; a questo punto si genererà una CANDIDOSI SISTEMICA che può portare ad infezioni in altri distretti se il sistema immunitario non è in buone condizioni.
Le conseguenze ad esempio nei bambini sono il classico MUGHETTO, mentre nella donna le VAGINITI che spesso vengono trattate con farmaci settoriali dimenticandosi che la causa è di origine intestinale.

Virus, miceti e batteri però non sono i soli microrganismi dannosi per l’uomo, esistono anche i GRANDI PARASSITI (VERMI, OSSIURI) spesso non presi in considerazione, ma le cui infestazioni son sempre più frequenti.
Alcuni recenti studi hanno evidenziato che il 30% degli adulti soffre di verminosi ed il 50% dei bambini pure.
Anche per questi “ospiti” vale il concetto che un sistema immunitario efficiente ed un corretto stile di vita sono garanzie di buona salute; un sistema immunitario in equilibrio è in grado di contrastare, combattere e vincere qualsiasi battaglia con questi patogeni.
Nella medicina convenzionale nonostante queste evidenze, anziché sviluppare trattamenti atti all’incremento del sistema immunitario, concepisce troppo spesso soluzioni per singola patologia.
Non esistono infatti evidenze scientifiche sull’efficacia degli antivirali; del resto non esiste un farmaco in grado di curare il raffreddore, quindi si è perseguita la strada dei VACCINI.
È impensabile ipotizzare di scoprire nuovi vaccini efficaci per tutte le più frequenti infezioni causate dai rispettivi virus e tutte le loro possibili e frequenti mutazioni, basti pensare che dopo 30 anni non si è ancora scoperto un vaccino per l’AIDS.
La scoperta degli antibiotici ha rivoluzionato l’impatto nei confronti delle affezioni batteriche, ma non fino al punto, come si era creduto qualche decennio fa, di aver risolto il problema in modo definitivo.

Gli ANTIBIOTICI sono sostanze in grado di determinare la morte dei batteri o di impedirne la crescita, hanno però due grandi svantaggi: distruggono la flora batterica fisiologica dell’organismo (anche quella buona protettrice); sono i maggiori responsabili dell’incremento del fenomeno di RESISTENZA BATTERICA soprattutto quelli denominati ad AMPIO SPETTRO.
Infatti il concetto dell’ampio spettro porta alla prescrizione di questi antibiotici senza verificarne la reale efficacia verso il batterio effettivamente responsabile dell’infezione da combattere; per scegliere l’antibiotico opportuno occorrerebbe fare un ANTIBIOGRAMMA!.
Il fenomeno della resistenza batterica è stato preso in considerazione(finalmente) anche dall’OMS che ha dovuto denunciare un notevole incremento dei decessi (soprattutto negli ospedali occidentali) dovuti ad infezioni batteriche resistenti ad antibiotici in commercio.
Gli antibiotici rappresentano spesso un’arma ancora efficiente nelle infezioni batteriche, ma andrebbero usati solo in caso di effettiva necessità, che significa rischio di vita o di invalidità, e non, come accade troppo spesso ai primi sintomi di un’affezione.
La maggior parte dei problemi di salute dei bambini è di origine virale e l’antibiotico non ha efficacia contro i virus, ma anzi, impoverisce la flora fisiologica intestinale distruggendola, esponendo in questo modo il sistema immunitario ad una aggressione diretta che risulta maggiormente impegnativa da contrastare.
Le stesse considerazioni valgono anche per gli ANTIMICOTICI, i farmaci specifici contro le micosi, il cui meccanismo di azione è pressoché identico.
In questo genere di farmaci però esiste la probabilità di innescare un perverso ciclo vizioso come ad esempio per la CANDIDA.
Gli antimicotici utilizzati per il micete Candida, oltre a dare resistenza, sono dei Terminator della flora batterica intestinale, quindi se da un lato” risolvono” o tentano di farlo la candidosi, dall’altro distruggendo la barriera difensiva della flora, ricreano le condizioni ideali per un successivo attecchimento da parte del micete che può riprodursi a dismisura innescando così quel meccanismo, costituito da continue recidive.
L’approccio idoneo e soprattutto efficace che garantisce una vita in salute è quello che mira a mantenere efficiente ed equilibrato il SISTEMA IMMUNITARIO adottando stili di vita salutari, alimentazione corretta soprattutto a livello qualitativo, integrazione con probiotici specifici ed umano compatibili.
Ricordiamoci che oltre il 65% del nostro sistema immunitario ha sede proprio a livello intestinale.
Dr. Giuseppe Gianfrancesco ND Ph.d

MICROFLORA BATTERICA INTESTINALE
2000 anni prima di Cristo la Medicina tradizionale Cinese affermava che:
“la fornace energetica del nostro organismo è l’intestino tenue”
Il sistema immunitario intestinale consiste in:
linfociti epiteliali, plasmacellule, macrofagi, placche di Peyer e linfonodi mesenteriali.
La parte da protagonista però viene interpretata sicuramente dalle IgA, immunoglobuline altamente specializzate che tappezzano come una vernice antisettica tutta la superficie mucosa intestinale permettendo un regolare assorbimento degli antigeni, delle tossine batteriche ed altre come il polline ecc. dal lume stesso del viscere e, successivamente si legano al componente secretore diventando sIgA.
Questa nuova condizione serve a regolare e a mantenere l’omeostasi immunitaria della membrana mucosa intestinale. Questo si verifica anche a livello della mucosa dell’apparato respiratorio, che riconosce nelle IgA le immunoglobuline in percentuale maggiore rispetto alle altre, proprio in virtù di questa loro azione di protezione a livello delle mucose. Non è un caso, che chi soffre di disturbi respiratori conseguentemente soffre di alterazioni a livello della mucosa intestinale e viceversa, e questo è spiegabile se si considera che i due apparati originano dallo stesso foglietto embrionale: l’ ENDODERMA.

Tutti quei meccanismi che portano ad una evidente scarsità immunitaria sono capaci di scatenare una patologia da lieviti (che è una mutazione patogena dei miceti come ad esempio la Candida) e tra questi i più accreditati sono:

PILLOLA ANTICONCEZIONALE in quanto è capace di alterare il pH gastro- intestinale ed è il farmaco che è in grado di far aumentare dell’80% il glucosio vaginale che favorisce in virtù della sua alterata concentrazione la non produzione del bacillo di Doderlain che è uno dei protettori della flora batterica vaginale
ANTIBIOTICI che provocano la distruzione degli equilibri microbici; specialmente i lactobacilli sono molto sensibili agli antibiotici ed una grossa percentuale di soggetti trattati con antibiotici a largo spettro, manifesta fenomeni di dissenteria sostenuti da un ceppo di stafilococco aureus, così come nelle coliti il ceppo responsabile è il Clostridum Difficile a causa della liberazione della sua tossina specifica nel lume intestinale.
ANTISETTICI che interagiscono a livello della mucosa alterando il pH intestinale.
LASSATIVI che alterano l’equilibrio elettrolitico dell’intestino e relativo pH.
ANTISECRETIVI GASTRICI E ANTIDEPRESSIVI
NUTRIZIONE POVERA di alimenti alcalini e al contrario un consumo eccessivo e continuato di cibi ad alto contenuto di lieviti, zuccheri, sostanze conservanti, eccipienti poveri energeticamente, ma produttori al contrario di enormi quantità di ceneri acide, che minano seriamente l’integrità dell’organismo inducendo l’attivazione dei sistemi tampone che devono ripristinare continuamente un ph vicino all’alcalinità.
Ricordiamo che il nostro organismo lavora al meglio delle sue possibilità con un pH tendenzialmente alcalino, quindi tutto ciò che dall’esterno lo aggredisce determinando un aumento dell’acidosi, provoca automaticamente l’instaurarsi di qualsiasi patologia: ACIDOSI = MALATTIA.

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Giuseppe Dr. Gianfrancesco ND Ph.D