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Omocisteina e demenza

Un notevole incremento del tasso di atrofia cerebrale, si sta verificano sempre di più soprattutto nelle persone anziane, in particolare in quelli che soffrono di demenza senile.

Un fattore di rischio dell’atrofia cerebrale, del deterioramento cognitivo e della demenza senile è il livello di OMOCISTEINA e l’alterazione della composizione microbica del Microbiota intestinale.

Il morbo di Alzheimer è caratterizzato da accumuli di proteine ​​nel cervello, che causano la morte delle cellule nervose. Sebbene l’invecchiamento sia il principale fattore di rischio, studi sulla flora intestinale dei pazienti con Alzheimer hanno dimostrato che la loro comunità batterica differisce da quella delle persone sane. La concentrazione di questo metabolita aminoacido nel plasma può essere abbassata attraverso la somministrazione di vitamine del gruppo B.

La malattia di Alzheimer colpisce circa il 5%-8% delle persone con più di 60 anni ed è la forma più comune di demenza senile, uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali che implica una serie di difficoltà nel condurre le più comuni attività quotidiane.

La malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare, ma può causare anche altri problemi fra cui stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

I disturbi cognitivi possono, tuttavia, essere presenti anche anni prima che venga diagnosticata la malattia di Alzheimer.

Sin dal 1998 è stata ipotizzata una relazione tra Omocisteina e demenza: in pazienti con diagnosi istologica di morbo di Alzheimer vennero riscontrati livelli di Omocisteina totali più alti della norma. I valori di omocisteina nel sangue vengono considerati fisiologici quando sono compresi nell'intervallo 5-12 micromoli per litro (µmol/L).

Anche le evidenze radiologiche di lesioni della materia bianca, di infarto cerebrale silente e di atrofia della corteccia cerebrale e dell’ippocampo, erano positivamente associate ad elevate concentrazioni di Omocisteina nonché a danni cognitivi.

Da diversi studi è emerso che l’iperomocisteinemia risulta essere un fattore di rischio indiscusso per lo sviluppo della demenza e della malattia di Alzheimer.

Anche diversi dati clinici ed epidemiologici confermano che nel paziente anziano con lieve decadimento cognitivo, sia presente frequentemente iperomocisteinemia e microangiopatia cerebrale che è una neuropatologia caratterizzata dall’accumulo di proteine amiloidi nelle pareti dei vasi cerebrali, con conseguente aumento del rischio di ictus e complicanze come appunto la demenza.

Nei pazienti anziani cerebropatici con deficit cognitivi (turbe della memoria, della vigilanza, della dislessia), possono presentare degli stati carenziali di vitamine del gruppo B responsabili della degenerazione delle cellule nervose.

Vari studi hanno dimostrato che la supplementazione di vitamine del gruppo B, in particolare la vitamina B&-B12-B9) riducono la neurodegenerazione.

L’Omocisteina è un aminoacido solforato tossico derivato dalla Metionina, aminoacido essenziale introdotto nell’organismo con il cibo, che nel momento in cui viene trasformata in Sadenosilmetionina, cede dei gruppi metilici ad una serie di sostanze come la creatina, gli ormoni steroidei, le basi puriniche di DNA e di RNA, venendo trasformata in Omocisteina.

In condizioni normali l’Omocisteina viene rimossa dal circolo mediante due reazioni metaboliche: la prima è la rimetilazione, che consiste nella trasformazione dell’aminoacido in metionina e richiede l’intervento di folati e di vitamina B12, la seconda è la transulfurazione, che consiste nella trasformazione dell’Omocisteina in cisteina e richiede la presenza della vitamina B6.

Elevati livelli di questo aminoacido influenzano negativamente le funzioni di diversi apparati, in maniera particolare il sistema nervoso, per questo motivo, rivestono un ruolo importante e coadiuvante anche la valutazione dei livelli delle vitamine del gruppo B.

Recenti studi hanno dimostrato che ottimizzare la composizione del microbiota intestinale attraverso una dieta sana o integratori alimentari può inibire lo sviluppo della malattia di Alzheimer (Alzheimer disease, AD), la malattia neurodegenerativa più comune.

Giuseppe Dr. Gianfrancesco.

Scheltens P, Blennow K, Breteler MM, de Strooper B, Frisoni GB, Salloway S, Van der Flier WM. Alzheimer’s disease. Lancet. 2016;388(10043):505-17. PubMed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26921134

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